venerdì 14 febbraio 2014

MARCO ROCCHI - SANTINELLI NEWTON E L'ALCHIMIA: UN TRIANGOLO DI LUCE



Alchimia, che significa “Arte della pietra filosofale”, proviene dall’arabo al-Kimya. L’ispirazione è egiziana: Kemi nell’antico Egitto equivale a “terra nera”, cioè il “limo” del Nilo indispensabile al fiorire dell’agricoltura in un paese insidiato dall’avanzare del deserto. Il limo nero, pur essendo amorfo, ha in sé una gran varietà di potenzialità senza le quali non è possibile alcuna manifestazione di vita. Kemi, dunque, è il “preformale”, il “potenziale”, il “virtuale” da cui scaturisce la realtà in via di perfezionamento. Secondo Eliade e la Pereira, l’origine dell’alchimia è legata alla lavorazione dei metalli con la convinzione di poter fare, a partire dalla materia imperfetta e impura dei metalli medesimi, una sostanza perfetta. Questa, in estrema sintesi, la cornice culturale su cui poggia il saggio di Marco Rocchi Santinelli, Newton e l’alchimia: un triangolo di luce (Argalìa Editore, Urbino, 2010). Lavoro, questo, che, sostenuto da una aggiornata bibliografia, si offre al lettore con una essenziale introduzione che chiarisce l’intento dell’Autore. Egli scrive: “Questo libretto nasce dall’approfondimento della relazione – mediata dall’alchimia – tra Isaac Newton e Francesco Maria Santinelli”. La trama e l’ordito stanno dunque nella rivisitazione di un alchimista pesarese del Seicento, Francesco Maria Santinelli (Pesaro 1627-Roma 1697), la cui opera Lux obnubilata suapte natura refulgens viene scandagliata per evidenziare fino a che punto possa avere influito sul pensiero newtoniano. Segue una indicazione sugli argomenti nei due capitoli di cui il saggio si compone; poi, andando avanti nella lettura, ciò che desta interesse sulle interpretazioni dell’alchimia il contributo di illustri studiosi come Carl Gustav Jung e Frances A. Yeats. E’ altresì di assoluta chiarificazione la lettura di ciò che Marco Rocchi dice con competenza sulla duplice fisionomia di tale sapere, l’una complementare all’altra: “Se è incontrovertibile e assai ben documentato il contributo che l’alchimia (in particolar modo quella spagirica) ha fornito alla chimica e alla farmacologia, portando loro in dote strumenti, terminologie e procedimenti operativi, è ben vero che questa rappresenta – pur nella sua verità – una visione fortemente riduttiva”. Muovendosi sul piano filosofico, in merito al contributo di Jung leggiamo che l’alchimista intraprende la via della “Grande Opera” per compiere un viaggio all’interno del proprio inconscio, realizzando gradualmente il processo di individuazione ovvero un processo di sviluppo dall’inconscio alla consapevolezza del Sé. Erano davvero così bizzarri gli alchimisti? La tradizione li tramanda in un modo del tutto esteriore: personaggi che operano negli antri e nelle oscure officine con strumenti accatastati disordinatamente (compassi, crogioli, alambicchi, boccali, distillatori, pergamene …). Il nostro studioso sgombra il campo da ogni equivoco e da ogni pregiudizio, prendendo le distanze dall’interpretazione, tanto più superficiale quanto più diffusa, che vede l’alchimista “come un personaggio da operetta, ciarlatano e truffatore”. Paradigma assoluto del connubio dell’alchimia con la scienza è Isaac Newton, le cui scoperte, innovative e rivoluzionarie, si sa, sono state determinanti nello sviluppo del pensiero scientifico. Quale il segreto? Ecco allora l’intreccio coinvolgente in questo affresco dove Marco Rocchi da filologo e saggista offre sostanziali conoscenze in un clima di piacevole lettura.

Recensione di Federico Guastella

domenica 21 aprile 2013

FREDERICK GRAHAM SPEIDEL, L'EREDITA' TEMPLARE IN MASSONERIA



Frederick Graham Speidel, L’eredità templare nella massoneria - Il Rito di York (a cura di Franco Valgattarri), Mimesis editore, 2010 (€.14,00)

Veramente ricco e documentato il saggio di Frederick Graham Speidel, che, pure in un volumetto di dimensioni contenute (146 pagine) e di agile lettura, riesce a tracciare un’esauriente presentazione del Rito di York, della sua storia, del suo simbolismo, penetrando i segreti delle tre camere (il Capitolo dei Liberi Muratori dell’Arco Reale, il Concilio dei Maestri Reali ed Eletti o Massoni Criptici, e la Commenda dei Cavalieri Templari), ma - prima di ogni altra cosa - tratteggia le caratteristiche della Massoneria Azzurra (nei tre gradi di Apprendista, Compagno d’arte e Maestro).
E fa tutto questo lungo percorso muovendosi su quel crinale sottile, impervio e pericoloso che separa la storia dalla leggenda, senza mai trascendere nella paccottiglia «di genere» che troppo spesso affligge la letteratura massonica, ma d’altra parte senza cedere alla tentazione di un approccio freddo e distante come talvolta risulta quello meramente accademico.
Speidel esce vittorioso da questa sfida per propri meriti, ma certamente anche perché la massoneria si presta a questa lettura doppia (ancorché difficoltosa), fondata tanto sulla storia quanto sul mito.
Merito va anche a Franco Valgattarri che ha curato l’edizione italiana di un’opera che ha ormai più di quarant’anni (risale al 1978), ma pare non risentirne, anche perché il curatore italiano non ne è un semplice traduttore ma ha svolto abilmente il suo ruolo di adattatore al contesto attuale italiano.
Ma il giudizio sarebbe incompleto se tacessimo un difetto, tutto italiano, del libro: vuoi per sfruttare abilmente il filone templare che sta riscuotendo tanto successo, vuoi per l’italica mania di non rispettare nella traduzione i titoli originali, il volume promette nel titolo ciò che in realtà non può mantenere: l'eredità templare della massoneria non si esaurisce infatti nel Rito di York, ma permea ad esempio alcuni gradi del Rito Scozzese Antico ed Accettato, di cui nel libro non si trova traccia, mentre il saggio di Speidel si sofferma lungamente, come detto, sulla Massoneria dell’Arco Reale e su quella Criptica, che non hanno una diretta filiazione (o anche solo ispirazione) templare. Ma certo non è colpa di Speidel, che aveva onestamente intitolato il libro «The York Rite of Freemasonry, a History and Handbook», la cui traduzione letterale suonerebbe semplicemente come «Il Rito di York della Massoneria, una storia e un manuale».
Peccato davvero, perché con la carenza di volumi italiani sul Rito di York (escludendo saggi molto specifici su alcuni peculiari aspetti, ricordiamo appena un paio di opere firmate da Massimo Graziani e poco più) il libro ne avrebbe forse potuto trarre dei vantaggi, persino in termini di marketing.
                  
                                                                           Marco Rocchi

giovedì 18 aprile 2013

PAOLO LUCARELLI, SCRITTI ALCHEMICI E MASSONICI




Paolo Lucarelli, Scritti alchemici e massonici di un grande alchimista del nostro tempo, Mimesis Editore, 2012 (€.28,00)


Gratianus, alchimista di cui abbiamo già recensito il libro "L'arca d’argento", si è fatto carico di raccogliere gli scritti di Paolo Lucarelli nel periodo 1978-2005.
È un’opera ponderosa, per la quale si deve ringraziare non solo il curatore, ma anche l’illuminata disponibilità della Mimesis che si è fatta carico di un impegno editoriale non indifferente.
Ma chi era Paolo Lucarelli? Sebbene il suo nome sia molto noto negli ambienti esoterico-massonici, non sono molti a conoscere la sua biografia. Non molti sanno, ad esempio, della sua solida preparazione scientifica, culminata con la laurea in Fisica.
Molti conoscono la sua appartenenza massonica (che lo porterà fino al 33° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato - a riguardo del quale ha scritto alcuni saggi indimenticabili presenti nel volume - e a prestigiosi incarichi nel Grande Oriente d’Italia), ma pochi sanno che questa esperienza precedette temporalmente il suo interesse per l’alchimia, e certamente ne rappresentò uno stimolo.
Non molti sono a conoscenza del fatto che fu l’ultimo (e dopo la morte di Jean Laplace anche l’unico) erede spirituale di Eugene Canseliet, a sua volta erede del sapere di Fulcanelli.
Fu proprio la scomparsa del sodale e fraterno amico Laplace - avvenuta nel 1996 - a imprimere in Lucarelli una svolta ancora più spirituale di quanto già non manifestasse in precedenza. In questo periodo si avvicina anche al Taoismo, al Sufismo, alla mistica Orientale. Fu come se «la profonda emozione lo spingesse a ricordare al ristretto gruppo di allievi operativi che ruotavano attorno a lui [Gratianus è tra questi? Io credo di sì] i limiti della condizione umana, e l’inevitabile profonda solitudine di chi si avvicina alla Conoscenza del Sacro: Initium Sapientiae Est Timor Dei», come ci ricorda il curatore nelle pagine finali del volume, dedicate alla biografia del Maestro.
E noi, guidati da queste parole, ci accorgiamo, leggendo i vari saggi, di questo cambiamento: i primi lavori ci appaiono talvolta di approfondimento culturale (sebbene sempre intimamente vissuti, come le parole lasciano trasparire in filigrana), mentre i contributi più tardi sono più intimi, diventano espressione viva e vitale dell’esperienza iniziatica. Forse più difficili da intendere - come dev’essere necessariamente nell’ambito di una disciplina iniziatica - ma certamente anche più veri, come se l’intuizione si fosse fatta carne, come se lo Spirito emergesse con prepotenza in ogni parola.
Eppure resta in Lucarelli il desiderio di comunicare a chi sia in grado di intendere, senza far pesare all’interlocutore la sua straordinaria posizione, che è quella del Maestro, un Maestro vero. È un Maestro che parla al cuore e alla mente, con la generosità di chi dona la propria conoscenza, pur nella consapevolezza che gran parte del percorso dovrà farla (se vorrà e potrà) l’interlocutore, l’allievo assetato di sapere.
Paolo Lucarelli scrive fino all’ultimo, fino al 14 luglio 2005, data in cui muore o - per meglio dire - «lascia questa manifestazione». Dietro di lui un vuoto immenso, riempito solo dalla speranza che i suoi insegnamenti non vadano perduti.
Ci penseranno i suoi allievi, ci sta pensando Gratianus, cui va il nostro riconoscente omaggio.

giovedì 20 dicembre 2012

FRATEL PISQUANO, OVVERO MASSONERIA IN VIGNETTE



Sergio Sarri, Fratel Pisquano - Massoneria in vignette, 2012

Sergio Sarri, Fratel Pisquano - Massoneria in vignette numero due, 2012

Ridersi addosso, praticare l'arte sottile dell'autoironia, è tipico della cultura Massonica.
Esiste una grande tradizione di umorismo massonico, sviluppata specialmente in Francia e, più di recente, in Spagna.Mancava, però, un autore nostrano a tenere alta la bandiera italiana.Ci ha pensato Fratel Pisquano, alias Sergio Sarri (classe 1954, iniziato 32 anni fa in una Loggia milanese e oggi in piedilista alla R.L. Zamboni-de Rolandis all'Oriente di Bologna), con due raccolte di vignette - di cui la prima solo in versione ebook e la seconda anche in cartaceo - entrambe acquistabili dal sito


http://www.lulu.com/spotlight/sergiosarri


Nel link che segue, sono visualizzabili alcune vignette:

https://www.box.com/s/ct6o4g3a1nd9vtyalp7l




domenica 8 luglio 2012

GEROGLIFICO






Federico Guastella, Geroglifico, Libreria Editrice Urso, 2012 (€.9,50).


Federico Guastella, dirigente scolastico in pensione e una vita intera dedicata alla cultura, dà alle stampe una silloge di poesie - selezionata per il concorso Libri di-versi in diversi libri - significativamente intitolata Geroglifico.
Se decidiamo di recensire questo libro in un sito che "statutariamente" si occupa di opere esoteriche è per due differenti motivi.
Il primo è che la poesia è per sua natura un linguaggio esoterico in quanto simbolico, fatto di termini che rimandano a qualcos'altro, con una capacità evocativa straordinaria - tanto più in questi versi di Guastella - in cui un verso richiama un concetto, e questo un altro e quest'ultimo un altro ancora in una catena potenzialmente infinita, in cui ogni lettore può dare - nel senso che "è libero" di dare - un diverso significato al significante che è il verso poetico. E questo fa del linguaggio poetico un linguaggio simbolico a tutti gli effetti.
Ma il libro di Federico Guastella offre un secondo motivo, molto più valido e specifico.
In una raccolta in cui poesie d'amore, poesie d'impegno, poesie nostalgiche convivono fondendosi in una silloge armoniosa, a un orecchio appena allenato non può sfuggire un filo comune a molti componimenti dell'Autore siciliano, quello del frequente ricorso a una simbologia esoterico-massonica.
E' una simbologia che talvolta traspare in filigrana, a rappresentare concetti che esoterici - almeno all'apparenza - non sono: il melograno (Corona regale,/e minuscolo cosmo di semi/intrecciati,/e spazio di fecondità,/la melagrana.), la spiga di grano, il solstizio d'estate, la conchiglia che - pur senza una citazione esplicita - richiama con possente forza evocativa il simbolo dei pellegrini di Santiago di Compostella, viandanti alla ricerca della verità.
Ma c'è una poesia in cui la simbologia esoterico-muratoria emerge in tutta la sua vivida evidenza, come in una epifania; è il caso di "Catarsi", che riproduciamo per intero:

Generosa l'arte di sgrossare la pietra
che espelle scorie velenose dal giardino
della vita.
Ecco! Guarisce dalla sordità, fratello,
e libera dalla benda che oscura la pupilla.
Catarsi la sgrossatura della pietra.
Obbliga a frangere l'opaco specchio
del passato, a respingere gli avidi idoli
del presente che incalzano, e a levigarla
ogni asprezza della testata d'angolo
che, spiga di grano, ci sostiene.
Cerca dentro di te, fratello, il candore
del cigno.
E' futuro di pace,
spazio comune il suo cuore.
Voglia d'infinita luce.

Federico Guastella si rivela poeta vero e, se la grandezza della poesia si misura attraverso la sua forza evocativa, poeta grande.

Marco Rocchi 

martedì 3 luglio 2012

FILOSOFIA MASSONICA



Mauro Cascio
Filosofia Massonica
Nota introduttiva di Alessandro Cecchi Paone e appendici di Antonio Cecere e Marco Rocchi
Bastogi Editore, 2012, €.12,00

Quella di Mauro Cascio è una sfida. Una sfida lanciata anche da altri, ma che ora, grazie all’apertura (seppur minima) del mondo culturale e letterario, è pronta per essere accolta da un più vasto pubblico. Si tratta, come scritto nella quarta di copertina, di restituire agli studi filosofici uno degli “oggetti” più straordinari della cultura occidentale degli ultimi tre secoli, vale a dire, l’Istituzione Massonica.
Parlare di filosofia massonica e non solo di filosofi massoni, può suonare alquanto inusuale per coloro che sono abituati ad associare la parola “massonico” alle teorie complottistiche, alle vicende come la P2 o ai libri in stile Dan Brown.
C’è, in effetti, un abuso oramai storicamente ben documentato, delle parole e dei simboli riguardanti la massoneria. Abuso fin troppo spesso doloso. Aborto di una disinformazione che non solo mira al facile guadagno con sensazionalismi sincretistici di ogni tipo, ma che mira concretamente alle fondamenta della tradizione laica, o anche più semplicemente a tutto ciò che infastidisce la tradizionale fattura religiosa e politica del paese.
Se è vero che da una parte la Massoneria (se di Massoneria con la “m” maiuscola è possibile parlare) riceve tuttora discriminazioni da organizzazioni religiose e politiche contrapposte ai valori laici e liberali, si deve anche ammettere che c’è una sorta di indifferenza allargata verso l’analisi della portata filosofica del fenomeno massonico. Non sono rare, infatti, le pubblicazioni straniere a riguardo (si pensi per esempio ai rilevanti studi di Margaret C. Jacob o alle importanti affermazioni di J. Habermas per quanto riguarda il contributo della Massoneria allo sviluppo della società borghese) ma sono ancora troppo poche le pubblicazioni italiane che possono davvero ridare all’istituzione massonica quel lustro che da troppo tempo le è stato negato. Di certo non servono a questo scopo le notizie che si apprendono dai deliranti media italiani, dove improvvisati storici ed esperti di un fantomatico “esoterismo” si addentrano, circondati da atmosfere alla Eyes Wide Shut, in territori che non competono ai nani e alle ballerine.
Ma come sempre, nella più tetra notte, alcuni ricercatori scoprono la Luce, ed ecco che senza lasciarsi troppo abbagliare iniziano a diffonderla nei loro ambienti. È il caso di Mauro Cascio, Antonio Cecere e Marco Rocchi, i quali ci permettono in una sola opera di attingere da tre prospettive massoniche e/o filosofiche diverse .
Mauro Cascio (giornalista, scrittore, laureato in Filosofia) ci accompagnerà nel suo percorso filosofico per almeno 54 pagine. Cascio è pensatore esistenzialista, ma non alla Sartre, ateo e senza speranza, ma alla Camus, dove “la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo”. Il massone - così come il filosofo - secondo Cascio, cerca di continuo, senza mai fermarsi su risposte definitive. È un uomo, l’iniziato, che non si abbandona allo sterile dogmatismo, ma affronta con coraggio e determinazione la molteplicità di prospettive che il mondo gli riserva. Vengono alla mente, allora, le intuizioni di quella corrente filosofica che prende le mosse dalla svolta ermeneutica che in Italia vede il suo sviluppo con Gianni Vattimo, sotto il nome di Pensiero debole. Il linguaggio, l’Arte, la verità, il dialogo. Questi sono solo alcuni dei temi toccati da Cascio. La Massoneria come tempio e cantiere per la costruzione di un senso comune che manca all’umanità. Per Mauro Cascio, in definitiva, la ricerca filosofica sembra essere assimilabile alla ricerca massonica, poiché la squadra, il compasso, la cazzuola e la livella sono strumenti comuni ad entrambi i percorsi iniziatici.
Il volume di Mauro Cascio si compone anche di una splendida appendice nella quale Marco Rocchi e Antonio Cecere affronteranno due aspetti specifici della componente filosofica dell’istituzione massonica.
Il contributo di Antonio Cecere, dal titolo La religione a cui tutti gli uomini darebbero il proprio consenso, prende le mosse da una affermazione che il Nostro ritiene centrale nell’argomentazione di Mauro Cascio: “Davanti al tema eterno della Verità il massone cerca, il credente ha”. Cecere rintraccia il peso della componente deistica nella tradizione massonica partendo rigorosamente dallo studio delle costituzioni massoniche redatte da James Anderson nel 1723. Secondo Cecere, il quale porta a suo favore i contributi di almeno un secolo di studi in tale campo, il deismo diffuso dalla tradizione massonica si pone come stadio principale di una civiltà moderna, pluralista e tollerante. La Massoneria, allora, rappresenterà un progetto della modernità teso alla costruzione di nuove forme di sociabilità libere dal giogo dei dogmi e dalle distinzioni religiose.
Pitagorismo e Newtonianesimo nella Massoneria è invece il titolo del contributo di Marco Rocchi (autore non estraneo a pubblicazioni sul Newton alchimista), nel quale ci è permesso scorgere la funzione di collante che la Massoneria ha giocato soprattutto nel secolo dei Lumi. Se è vero, infatti, che molti filosofi illuministi appartenevano all’istituzione massonica, è anche vero che all’interno di questa istituzione hanno trovato un fuoco vivificante quelle tradizioni esoteriche come l’alchimia, la cabala e il pitagorismo. Come ricorda Marco Rocchi, non si può parlare della Massoneria come erede delle antiche tradizioni pitagoriche o ermetiche, ma di certo è innegabile la presenza nel grembo massonico di questa seconda anima, dopo quella illuministica, più misticheggiante e se vogliamo, anche più irrazionalistica.

Nazzario Giambartolomei

lunedì 11 giugno 2012

VERSO L'ARCA D'ARGENTO - I MISTERI DEL CAMMINO DI SANTIAGO



Gratianus, Verso l’Arca d’argento – I misteri del cammino di Santiago, Mimesis Editore, 2011 (€.22,00).


Gratianus è uno pseudonimo dietro il quale si cela - come nelle migliori tradizioni iniziatiche - un alchimista.
Non uno studioso di alchimia, si badi bene, ma propriamente un iniziato all'Ars Regia, un alchimista che pratica l'Arte nel suo laboratorio, tra storte, alambicchi e athanor.
Gratianus è un erede diretto di quella linea che, in epoca moderna - quando cioè gli alchimisti avevano ormai quasi completamente dismesso la pratica per dedicarsi a un'alchimia simbolica, da biblioteca - va in controtendenza recuperandone l'operatività e la prassi.
È una linea che parte da Fulcanelli e si snoda attraverso Eugene Canseliet e Paolo Lucarelli, diretto Maestro dell'Autore.
In questo libro, Gratianus racconta, in un avvincente diario suddiviso in quaranta tappe (proprio quaranta, e già su questo si potrebbe discettare) il suo pellegrinaggio che partendo da St. Jean Pied de Port lo ha condotto a Santiago di Compostela in un percorso appagante lungo 700 chilometri.
Un diario strutturato come un racconto, alla ricerca dei segni dell'Arte Regia, disseminati lungo il percorso.
 Sono segni che Gratianus - forte della lezione di Fulcanelli e del suo “Il mistero delle cattedrali” - non può ignorare; e sono segni che l'Autore ci illustra con sapienza, anche se pare a volte - in accordo alla migliore tradizione ermetica - che per ogni simbolo svelato altri ne nasconda nel piano sapiente della narrazione.
Ma il vero insegnamento è quello che Gratianus ci offre indicando le tracce - per usare le sue stesse parole - della "esistenza di un'unica Tradizione operativa di «fuga dal mondo», comune a tutte le civiltà di questa terra".
Ne esce una magnifica guida scritta "a beneficio degli studiosi di filosofia ermetica, dei pellegrini consapevoli e dei viaggiatori curiosi".
Da leggere quindi e, per chi ne avesse la possibilità, da portare con sé lungo quel cammino tanto polveroso e faticoso quanto promettente e luminoso.
                                                                                  Marco Rocchi